Giovani cremaschi al Giubileo: il racconto
Più di milione di giovani sono arrivati a Roma da tutto il mondo per il Giubileo, tra di loro anche 150 cremaschi. Il racconto della loro esperienza.
Eremo di Camaldoli
Partiti sabato 26 luglio, hanno fatto una prima tappa al Monastero di Camaldoli, salendo nel pomeriggio al Sacro Eremo. Qui l’incontro con Padre Alberto, che ha offerto molti spunti sull’allenare il cuore all’attenzione, alla solitudine, per imparare a vivere la vita con gli altri più in profondità. La giornata si è conclusa con una cena fraterna e la serata insieme. “Un cammino – afferma don Stefano Savoia, responsabile della pastorale giovanile e quindi anche del pellegrinaggio del Giubileo dei giovani – che è iniziato già da mesi: stiamo ripercorrendo le tappe dell’Esodo, del popolo uscito dall’Egitto per arrivare appunto a Roma per il Giubileo.”
Santuario di La Verna
Domenica 30 luglio partenza da Poppi, a piedi, verso il Santuario di La Verna. Accolti dalla comunità francescana i giovani cremaschi hanno attraversato i luoghi in cui Francesco andava spesso per stare solo con Dio e dove ha ricevuto le stimmate. Alla sera sono stati ospitati della Parrocchia di Vogognano.
Rondine Cittadella della Pace e Arezzo
Lunedì 31 luglio sono partiti verso Arezzo dove li aspettava il Vescovo Daniele e dove sono stati accolti nel seminario. Nel pomeriggio la visita a Rondine Cittadella della Pace. Qui la responsabile e due giovani coinvolte nel progetto hanno accompagnato i cremaschi alla scoperta della storia di Rondine e della loro visione di come usare il conflitto in modo generativo. Può essere questa la strada per costruire la pace, partendo dalle piccole realtà quotidiane.
Martedì mattina i giovani cremaschi hanno incontrato il vescovo di Arezzo Mons. Andrea Migliavacca in Cattedrale, nella Cappella della Madonna del Conforto. Il pastore aretino ha sottolineato la bellezza dell’esperienza del Giubileo della speranza, dove sarà possibile ritrovare le ragioni più profonde della fede e dire di nuovo il nostro sì al Signore. Presente anche il vescovo Daniele. “Per i giovani – ha detto – sono state tappe molto arricchenti e quindi una bella preparazione al giubileo. Ho visto ragazzi contenti, anche se un po’ stanchi. Ma hanno tante risorse fisiche e spirituali e quindi sono in grado di reggere molto bene e soprattutto di recepire la ricchezza di questi luoghi che portano in sé una grande forza spirituale”. Grazie a TSD Tv per il video.
L’arrivo a Roma
Mercoledì, dopo la Santa Messa insieme, guidati da alcuni passi del Vangelo e da brevi riflessioni personali hanno attraversato alcuni luoghi della città, tra cui la tomba di Papa Francesco. Giovedì hanno partecipato in piazza San Pietro alla professione di fede dei giovani italiani, presieduta dal Card. Matteo Zuppi. Venerdì il passaggio della Porta Santa di San Pietro, nel pomeriggio le confessioni presso San Paolo fuori le Mura, Basilica che alla sera ha ospitato un momento di incontro tra tutti i giovani lombardi e i loro vescovi.
Veglia e Santa Messa a Tor Vergata
“Aspirate alle cose grandi” come Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, perché la fragilità non è “un tabù” e “la pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, da ciò che possediamo”. Papa Leone XIV parla a oltre un milione di giovani radunati a Tor Vergata per il momento conclusivo del Giubileo dei giovani e dimostra di prendere sul serio la loro condizione, a partire da una sete di infinito che brucia forte nel cuore e che non chiede altro che di essere saziata.
Paragona l’itinerario compiuto in questi giorni dal “popolo giovane”, incontrato per la prima volta, al cammino compiuto dai discepoli di Emmaus e descrive la speranza come uno sgabello che serve ai bambini per affacciarsi alla finestra di Dio. “È bello, anche a vent’anni” spalancare quella finestra sull’infinito, imparando a dire noi ai “surrogati inefficaci” della speranza. Perché come diceva papa Francesco durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, “non siamo malati, siamo vivi”, e siamo fatti per “non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore”, gli ha fatto eco Prevost.
“Una cascata di grazia per la Chiesa e il mondo intero”: così il Papa ha definito il Giubileo dei giovani, durante l’Angelus, in cui ha affidato ancora una volta al Signore le due pellegrine scomparse in questi giorni e ha citato i giovani di Gaza e dell’Ucraina, insieme a tutti i giovani che soffrono “in ogni terra ferita dalla guerra”.
“Dopo questo Giubileo, il pellegrinaggio di speranza dei giovani continua e ci porterà in Asia”, ha poi detto dando ai giovani l’appuntamento a Seoul, per la Giornata mondiale della Gioventù, dal 3 all’8 agosto 2027 sul tema: ‘Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo’”.