Papa Leone XIV scrive ai giovani per la 40ª GMG
Vi invitiamo a leggere il messaggio per la 40ª Giornata Mondiale della Gioventù: “Anche voi date testimonianza, perché siete con me” (Gv 15,27)
Il Santo Padre invita i giovani e gli operatori di pastorale giovanile a soffermarsi su tre aspetti centrali:
- l’amicizia con Gesù, che è dono dello Spirito Santo;
- la testimonianza come esperienza di missione;
- il contributo alla società, che è la costruzione della pace.
Questa edizione della GMG sarà celebrata a livello locale nella Solennità di Cristo Re. Nella nostra Diocesi potremo riflettere sulle parole di Papa Leone XIV nella veglia di preghiera di sabato 22 novembre, alle ore 21, presso la chiesa di San Lorenzo martire ai Sabbioni di Crema. La veglia intitolata “Nato per me” è inserita tra gli appuntamenti di “Con te, FRA!”, un percorso che attraverso la vita di San Francesco – nell’800° anniversario della sua morte – intercetta le domande di vita dei giovani e li invita a ritrovarsi insieme, per ascoltare la Parola e lasciarsi guidare dallo stile del Vangelo.
Cari giovani!
All’inizio di questo mio primo messaggio rivolto a voi, desidero anzitutto dirvi grazie! Grazie per la gioia che avete trasmesso quando siete venuti a Roma per il vostro Giubileo e grazie anche a tutti i giovani che si sono uniti a noi nella preghiera da ogni parte del mondo. È stato un evento prezioso per rinnovare l’entusiasmo della fede e condividere la speranza che arde nei nostri cuori! Perciò facciamo in modo che l’incontro giubilare non rimanga un momento isolato, ma segni, per ognuno di voi, un passo avanti nella vita cristiana e un forte incoraggiamento a perseverare nella testimonianza della fede.
Proprio questa dinamica sta al centro della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo nella domenica di Cristo Re, il 23 novembre, e che avrà come tema «Anche voi date testimonianza, perché siete con me» (Gv 15,27). Con la forza dello Spirito Santo, da pellegrini di speranza ci prepariamo a diventare testimoni coraggiosi di Cristo. Iniziamo dunque, da ora, un percorso che ci guiderà fino all’edizione internazionale della GMG a Seoul, nel 2027. In tale prospettiva, vorrei soffermarmi su due aspetti della testimonianza: la nostra amicizia con Gesù, che accogliamo da Dio come dono; e l’impegno di ciascuno nella società, come costruttori di pace.
Amici, perciò testimoni
La testimonianza cristiana nasce dall’amicizia con il Signore, crocifisso e risorto per la salvezza di tutti. Essa non si confonde con una propaganda ideologica, ma è un vero principio di trasformazione interiore e di sensibilizzazione sociale. Gesù ha voluto chiamare “amici” i discepoli ai quali ha fatto conoscere il Regno di Dio e ha chiesto di rimanere con Lui, per formare la sua comunità e per inviarli a proclamare il Vangelo (cfr Gv 15,15.27). Quando dunque Gesù ci dice: “Date testimonianza”, ci sta assicurando che ci considera suoi amici. Lui solo conosce pienamente chi siamo e perché siamo qui: conosce il cuore di voi giovani, il vostro fremito davanti a discriminazioni e ingiustizie, il vostro desiderio di verità e di bellezza, di gioia e di pace; con la sua amicizia vi ascolta, vi motiva e vi guida, chiamando ciascuno a una nuova vita.
Lo sguardo di Gesù, che vuole sempre e solo il nostro bene, ci precede (cfr Mc 10,21). Non ci vuole come servi, né come “attivisti” di un partito: ci chiama a stare con Lui come amici, perché la nostra vita venga rinnovata. E la testimonianza deriva spontaneamente dalla gioiosa novità di questa amicizia. È un’amicizia unica, che ci dona la comunione con Dio; un’amicizia fedele, che ci fa scoprire la nostra dignità e quella altrui; un’amicizia eterna, che neanche la morte può distruggere, perché ha nel Crocifisso risorto il suo principio.
Pensiamo al messaggio che l’apostolo Giovanni ci lascia alla fine del quarto Vangelo: «Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera» (Gv 21,24). Tutto il racconto precedente viene riassunto come una “testimonianza”, piena di gratitudine e di stupore, da parte di un discepolo che non dice mai il proprio nome, ma si definisce “il discepolo che Gesù amava”. Questo appellativo è il riflesso di una relazione: non è il nome di un individuo, ma la testimonianza di un legame personale con Cristo. Ecco cosa importa davvero per Giovanni: essere discepolo del Signore e sentirsi amato da Lui. Comprendiamo allora che la testimonianza cristiana è frutto della relazione di fede e di amore con Gesù, nel quale troviamo la salvezza della nostra vita. Ciò che scrive l’apostolo Giovanni vale anche per voi, carissimi giovani. Siete invitati da Cristo a seguirlo e a sedervi accanto a Lui, per ascoltare il suo cuore e condividere da vicino la sua vita! Ognuno per Lui è un “discepolo amato”, e da questo amore nasce la gioia della testimonianza.
Un altro coraggioso testimone del Vangelo è il Precursore di Gesù, Giovanni il Battista, che ha dato «testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui» (Gv 1,7). Pur godendo di grande fama fra il popolo, egli sapeva bene di essere solo una “voce” che indica il Salvatore: «Ecco l’Agnello di Dio» (Gv 1,36). Il suo esempio ci ricorda che il vero testimone non ha l’obiettivo di occupare la scena, non cerca seguaci da legare a sé. Il vero testimone è umile e interiormente libero, anzitutto da sé stesso, cioè dalla pretesa di essere al centro dell’attenzione. Perciò è libero di ascoltare, di interpretare e anche di dire la verità a tutti, anche di fronte ai potenti. Da Giovanni il Battista impariamo che la testimonianza cristiana non è un annuncio di noi stessi e non celebra le nostre capacità spirituali, intellettuali o morali. La vera testimonianza è riconoscere e mostrare Gesù, l’unico che ci salva, quando Egli appare. Giovanni lo riconobbe tra i peccatori, immerso nella comune umanità. Per questo Papa Francesco ha tanto insistito: se non usciamo da noi stessi e dalle nostre zone di comodità, se non andiamo verso i poveri e chi si sente escluso dal Regno di Dio, noi non incontriamo e non testimoniamo Cristo. Smarriamo la dolce gioia di essere evangelizzati e di evangelizzare.