Ammissione all’Ordine di tre giovani cremaschi
Domenica 17 maggio, il rito di ammissione tra i candidati all’Ordine: la Diocesi si prepara con tre veglie di preghiera
Domenica 17 maggio, durante la S. Messa nell’Ascensione del Signore, alle ore 18.30 in Cattedrale, il vescovo Daniele ammetterà tra i candidati al sacramento dell’Ordine tre giovani della nostra Chiesa cremasca: Gianni Fusar Bassini, Riccardo Spagnuolo e Matteo Anselmi Tamburini.
Si tratta di un momento particolarmente significativo nel cammino vocazionale, attraverso il quale la Chiesa riconosce la loro disponibilità a proseguire verso il ministero del diaconato e del presbiterato. La comunità diocesana, specialmente i più giovani, sono invitati ad accompagnarli con la preghiera e la vicinanza fraterna.
In preparazione a questo appuntamento saranno proposte tre veglie di preghiera:
- Mercoledì 13 maggio, ore 21, presso la chiesa parrocchiale di Cremosano;
- Giovedì 14 maggio, ore 21, presso la chiesa parrocchiale di San Bernardino;
- Venerdì 15 maggio, ore 21, presso la chiesa parrocchiale di Ripalta Nuova.
Domenica, in occasione del rito di ammissione tra i candidati all’Ordine, sarà presente la reliquia del Beato Rolando Rivi (clicca qui per scaricare la locandina)
La testimonianza del Beato Rolando Rivi
Rolando Rivi nasce il 7 gennaio 1931, figlio di contadini cristiani, nel Comune di Castellarano (RE). Ragazzo intelligente e vivace, “il più scatenato nei giochi, il più assorto nella preghiera”, Rolando matura presto un’autentica vocazione al sacerdozio. A soli 11 anni, nel 1942, mentre l’Italia è già in guerra, il ragazzo entra nel seminario di Marola nel Comune di Carpineti (RE) e veste per la prima volta l’abito talare che non lascerà più sino al martirio.
Il desiderio di diventare “sacerdote e missionario” cresce guardando alla figura del suo parroco, don Olinto Marzocchini, “uomo di ricchissima vita interiore, attento alle cose che veramente contano”, che fu per il ragazzo una guida e un maestro.
Nell’estate del 1944 il seminario di Marola viene occupato dai soldati tedeschi. Rolando, tornato a casa, continua gli studi da seminarista, sotto la guida del parroco, e porta nel suo paese un’ardente testimonianza di fede e di carità, vestendo sempre l’abito talare.
Per questa sua testimonianza di amore a Gesù, così intensa da attirare gli altri ragazzi verso l’esperienza cristiana, Rolando, nel clima di odio contro i sacerdoti diffusosi in quel periodo, finisce nel mirino di un gruppo di partigiani comunisti. Il 10 aprile 1945, il seminarista viene sequestrato, portato prigioniero a Piane di Monchio, sull’Appennino modenese, rinchiuso in un casolare per tre giorni, brutalmente picchiato e torturato.
Venerdì 13 aprile 1945, il ragazzo innocente, a soli 14 anni, spogliato a forza della sua veste talare, viene trascinato in un bosco di Piane di Monchio e ucciso con due colpi di pistola. Quando Rolando capisce che i carnefici non avrebbero avuto pietà, chiede solo di poter pregare per il suo papà e per la sua mamma. Anche in quest’ultimo istante, nella preghiera, Rolando riafferma la sua appartenenza all’amico Gesù, al suo amore e alla sua misericordia.